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Galleria 2000 di Tina Parotti,
via Statuto 13 Milano ALBERO
SENZA TITOLO Vernice 13 dicembre
ore 18:00 12-24 dicembre 2008 Artisti: Eulalia Alieti, Antoh, Francesco Bellon, Gabriela Bodin, Francesca
Crocetti, Maria Elena Danelli, Domenico
Lombardo, Midori McCabe, Davide Maccari, Francesco Mestria, Massimiliano
Robino, Anna Pirola, Roberto Stucchi, Raffaello Talò. Curatore: Mariangela Maritato La mostra, che trae
spunto da una metafora del pittore svizzero Paul Klee ("L’artista è come un tronco che attraverso le radici
s’abbevera del “fluire” della vita e della natura, trasmettendo poi
nella sua chioma, cioè l’opera, ciò che ha visto…" ) prende forma – nello
spazio della galleria 2000 di Tina Parotti, nel suggestivo quartiere Brera
di Milano - intorno ad un’opera
collettiva: un albero che ai suoi rami mostra delle piccole creazioni che
sintetizzano il percorso e lo stile di ognuno dei 14 artisti coinvolti.
Metafora della vita, nel
pensiero di Klee l’albero
diviene metafora dell’artista stesso che dalle radici si nutre del corso
degli eventi e del tempo. Del mondo immenso e complesso della realtà
oggettiva e psichica. Le fronde, però, sono “diverse” dalle radici.
Anche l’arte infatti è diversa dal reale immediato perché mediato,
trasformato e ricreato dell’artista. Non è una semplice rappresentazione della realtà (come
era stato per i realisti o naturalisti fiamminghi) bensì un’indagine
che svela i meccanismi più profondi e nascosti della natura. E’ un
processo conoscitivo. Klee scriveva infatti che
“non riproduce il visibile, ma rende visibile”. Ne “L’origine dell’opera d’arte” (1935) anche il
filosofo tedesco Martin Heidegger parla dell’arte essenzialmente come di
opera, ovvero apertura e svelamento. L’opera
è esperienza di verità. E’ conoscenza ermeneutica (G. Gadamer,
P.Ricoeur). Se ritorniamo all’albero, ci accorgiamo che il suo forte
valore simbolico è così radicato nella nostra cultura, nella nostra
tradizione, tanto che nel periodo natalizio se si parla di albero, il
nostro pre-giudizio ci porta immediatamente a pensare all’albero
di Natale. La sua immagine (specialmente sempreverde) come simbolo del
rinnovarsi della vita è un tradizionale tema pagano, presente sia nel
mondo antico che medioevale e, probabilmente, in seguito assimilato dal
Cristianesimo. Sganciandosi man mano da ogni valenza culturale e
conservando solo quella rituale, dal dopoguerra in poi il fenomeno ha
acquisito però una dimensione
commerciale e consumistica senza precedenti, che ha fatto dell'albero
di Natale, nell’immaginario collettivo, un potenziale status symbol.
Conseguenza di ciò, la nascita di una vera e propria industria
dell'addobbo natalizio. La nostra cultura e tradizione comune ridotta alle
logiche del marketing aziendale e della pubblicità. Del denaro e del
consumismo. Il suo forte valore simbolico, culturale ed evocativo, magico,
sembra svanire. Attraverso l’arte si può riscoprire’ l’essenzialità del simbolo.
Il titolo della mostra è infatti Albero “senza titolo” perché ha già
tutto in sé. Il rinnovarsi della vita, che ha sempre rappresentato, si
manifesta in 42 opere d’arte (dipinti, sculture, installazioni,
fotografie digitali, arte digitale). Nella collettività ritrova forza.
Nella “magia” dell’artista, il
fluire della vita si rende visibile. Albero Senza Titolo Dal 12 al 24 dicembre 2008 Galleria 2000 di Tina Parotti, via statuto 13 Milano Orari
di apertura: dalle 15:00 alle 19:30 Vernissage:
13 dicembre 2008 ore 18:00 Organizzazione:
Tina Parotti, Art Intensive Collective www.artintensive.com
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ALBERO
SENZA TITOLO L’albero: dalla
metafora al simbolo. La deriva dello status symbol. Il recupero attraverso
l’arte. Di Mariangela
Maritato "L’artista è
come un tronco che attraverso le radici s’abbevera del “fluire”
della vita e della natura, trasmettendo poi nella sua chioma, cioè
l’opera, ciò che ha visto…" Una metafora
suggestiva di Paul Klee (Münchenbuchsee,
Berna 1879 – Muralto 1940) spiega il ruolo dell'artista.
L’esposizione Albero senza titolo prende forma – nello spazio della
galleria 2000 di Tina Parotti - intorno
ad un’opera
collettiva: un albero che ai suoi rami mostra delle piccole creazioni che
sintetizzano il percorso e lo stile di ogni artista. La parola albero deriva dal
latino “albus” cioè “bianco”.
Il bianco – o colore acromatico - contiene tutti i colori dello spettro
elettromagnetico. Tutte le frequenze visibili. Il suono bianco, anche in acustica,
è quello che contiene tutte le frequenze udibili. Albero senza titolo comprende le opere di 14 artisti
diversi, con approcci e risultati stilistici differenti. Alcuni partono
dalla materia, alcuni dalla figura. Altri dal colore. Altri da un
concetto. Le loro differenze si mescolano intorno ad un simbolo –
l’albero – in grado di
contenerli tutti. Metafora della vita, nel
pensiero dell’artista svizzero Paul Klee l’albero diviene metafora
dell’artista stesso che dalle radici si nutre del corso degli eventi e
del tempo. Del mondo immenso e complesso della realtà oggettiva e
psichica. Le fronde, però, sono “diverse” dalle radici. Anche
l’arte infatti è diversa dal reale immediato perché mediato,
trasformato e ricreato dell’artista. Non è una semplice rappresentazione della realtà (come
era stato per i realisti o naturalisti fiamminghi) bensì un’indagine
che svela i meccanismi più profondi e nascosti della natura. E’ un
processo conoscitivo. Klee scriveva infatti che “non riproduce il
visibile, ma rende visibile”. Ne “L’origine dell’opera d’arte” (1935) anche il
filosofo tedesco Martin Heidegger parla dell’arte essenzialmente come di
opera, ovvero apertura e svelamento: nell'arte è posta in opera la verità
dell'ente, in un che di reale - una cosa, il manufatto in cui consiste
l'opera artistica - che però sfugge alla semplice usabilità, propria di
tutte le cose considerate come strumenti del fare. La natura artistica
dell’opera si riflette nella sua capacità di disporre di un mondo
(tessuto irriducibile di rimandi di senso) mantenendo aperta
l’esposizione, senza cioè rinchiuderla in un messaggio definitivo. Allo
stesso tempo l’opera è materialità, terra. Nell’opera d’arte
coesiste questa lotta tra Mondo e Terra. L’opera ne è il frutto. E’
esperienza di verità. E’ conoscenza ermeneutica (G. Gadamer, P.Ricoeur).
Se ritorniamo all’albero, ci accorgiamo che il suo forte
valore simbolico è così radicato nella nostra cultura, nella nostra
tradizione, tanto che nel periodo natalizio se si parla di albero il
nostro pre-giudizio ci porta immediatamente a pensare all’albero di
Natale. La sua immagine (specialmente sempreverde) come simbolo del
rinnovarsi della vita è un tradizionale tema pagano, presente sia nel
mondo antico che medioevale e, probabilmente, in seguito assimilato dal
Cristianesimo. Sicuramente esso risale almeno alla Germania del XVI secolo[1].
Precedentemente a questa prima apparizione "ufficiale"
dell'albero di natale si può però trovare anche un gioco religioso
medioevale celebrato proprio in Germania il 24 dicembre, il "gioco di
Adamo ed Eva” (Adam und Eva Spiele)[2]. Successivamente gli
alberi da frutto vennero sostituiti da abeti poiché quest'ultimi avevano
una profonda valenza "magica" per il popolo. Avevano
specialmente il dono di essere sempreverdi, dono che secondo la tradizione
gli venne dato proprio dallo stesso Gesù come ringraziamento per averlo
protetto mentre era inseguito da nemici. Non a caso, sempre in Germania,
l'abete era anche il posto in cui venivano posati i bambini portati dalla
cicogna[3].
Nei primi anni del ‘900 gli alberi di Natale hanno
conosciuto un momento di grande diffusione, diventando gradualmente quasi immancabili
nelle case dei cittadini sia europei che nordamericani, e venendo a
rappresentare il simbolo del Natale probabilmente più comune a livello
planetario. Accettato dal mondo cattolico è iniziata la tradizione,
introdotta durante il pontificato di Giovanni Paolo II, di allestire un
grande albero di Natale nel luogo cuore del cattolicesimo mondiale, Piazza
San Pietro a Roma. Sganciandosi man mano da ogni valenza culturale e
conservando solo quella rituale, dal dopoguerra in poi il fenomeno ha
acquisito una dimensione commerciale e consumistica senza precedenti, che
ha fatto dell'albero di Natale, nell’immaginario collettivo, un
potenziale status symbol. Conseguenza di ciò, la nascita di una vera e
propria industria dell'addobbo natalizio. La nostra cultura e tradizione
comune ridotta alle logiche del marketing aziendale e della pubblicità.
Il suo forte valore simbolico, culturale ed evocativo è svanito
asservendosi alle leggi del denaro e del consumismo che ha portato alla
progressiva perdita dell’essenzialità del simbolo. Che attraverso
l’arte, oggi, vogliamo riscoprire. Il nostro albero, infatti, è
“senza titolo” perché ha già tutto in sé. Il rinnovarsi della vita,
che ha sempre rappresentato, si manifesta in opere d’arte. Nella
collettività ritrova forza. Nella
“magia” dell’artista, il fluire
della vita si rende visibile. [1]
Ingeborg Weber
Keller (professore di etnologia a Marburgo) ha identificato, fra i
primi riferimenti storici alla tradizione, una cronaca di Brema del
1570, secondo cui un albero veniva decorato con mele, noci, datteri e
fiori di carta. La città di Riga è fra quelle che si proclamano sedi
del primo albero di Natale della storia (vi si trova una targa scritta
in otto lingue, secondo cui il "primo albero di capodanno"
fu addobbato nella città nel 1510). [2]
Le piazze e le chiese venivano riempite di alberi di frutta e simboli
dell'abbondanza per ricreare l'immagine del Paradiso. [3]
L'usanza, originariamente intesa come legata alla vita pubblica, entrò
nelle case nel XVII sec. ed agli inizi del secolo successivo era già pratica
comune in tutte le città della Renania. L'uso di candele per
addobbare i rami dell'albero è attestato già nel XVIII secolo. Per
molto tempo, la tradizione dell'albero di Natale rimase tipica delle
regioni a nord del Reno. I cattolici la consideravano un uso
protestante. Furono gli ufficiali prussiani, dopo il Congresso di
Vienna, a contribuire alla sua diffusione negli anni successivi. A
Vienna l'albero di Natale apparve nel 1816, per volere della
principessa Henrietta
von Nassau-Weilburg, ed in Francia nel 1840, introdotto
dalla duchessa di Orléans. A tutt'oggi, la tradizione dell'albero di
Natale, così come molte altre tradizioni natalizie correlate, è
sentita in modo particolare nell'Europa di lingua tedesca (si veda per
esempio l'usanza dei mercatini di Natale), sebbene sia ormai
universalmente accettata anche nel mondo cattolico (che spesso lo
affianca al tradizionale presepe).
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